Misteri archeologici: LE PIETRE DI ICA

 
molte sono le scoperte archeologiche contrastanti i libri di storia,spesso nascoste all'opinione pubblica o spiegate in maniera a dir poco discutibile e subito archiviate.Le pietre di Ica sono una scoperta sensazionele,che comporta la necessità di riscrivere la storia dell'uomo sul pianeta terra.Si tratta di una vera e propria glittoteca (biblioteca di pietre incise) che traccia la storia di un'umanità vissuta 65 milioni di anni fa.Ica è una località del Perù,non lontano dai famosi altipiani di Nazca,sui quali sono state rinvenute le piste figurate che secondo alcuni potevano essere utilizzate dagli extraterrestri.Un nuovo mistero dunque,una storia delle origini dell'uomo completamente sconosciuta,comprovata con il sostegno di ampie ricerche scentifiche.Lo scopritore delle pietre è il DR. Javier Cabrera,il quale ne possiede oltre 20.000 esemplari.I suoi studi e le sue rivoluzionarie ipotesi sono contenute nel libro LE PIETRE DI ICAPalenque, Messico, ai giorni nostri. Decine di curiosi visitano il Tempio delle Iscrizioni maya, datato 692 d.C. e scoperto nel 1949 dall'archeologo Albert Ruz Lhuillier. All'interno di questa gigantesca piramide i turisti osservano, in un gigantesco sarcofago di pietra, sigillato da una pesantissima lastra rettangolare finemente istoriata, le spoglie mortali del sovrano Pacal. Ai più smaliziati non sfugge una stranezza: il disegno riprodotto sulla pietra tombale, vecchio più di un millennio, sembra rappresentare con incredibile precisione uno dei nostri moderni razzi in volo. La sagoma dell'ordigno è perfettamente aerodinamica, con tanto di piedini di atterraggio e getto propulsivo alla base. Al suo interno si vede il re Pacal, posizionato come un moderno astronauta, mentre aziona con le mani e con i piedi delle leve, e guarda dentro uno speciale oculare. Dunque, più di mille anni fa un sovrano maya aveva viaggiato a bordo di un'astronave spaziale? Oppure la pietra di Palenque ricorda, in maniera un po' confusa e mitizzata, il passaggio di visitatori alieni sulla Terra? O ancora, come sostengono gli scettici, la raffigurazione ha semplicemente un significato simbolico del tutto terreno? A questi interrogativi non è mai stata data una risposta definitiva anche perché, inspiegabilmente, l'archeologia ufficiale sembra continuare ad ignorare di proposito l'enigma delle pietre che raffigurano gli dei.

I PETROGLIFI DI ICA

Nella minuscola città di Ica, in Perù, vive un insolito personaggio, il medico Javier Cabrera Darquea; quest'ultimo custodisce religiosamente, nel suo museo personale, oltre 20.000 pietre di andesite di diverse forme e proporzioni, alcune piccole e piatte e color grigio-ocra e altre pesanti sino a 200 chili. Tutte hanno una curiosissima caratteristica, sono interamente coperte da elaboratissimi disegni preistorici che raffigurano tecnologie perdute o sconosciute! "Ho incontrato Cabrera nel 1991 - ha dichiarato il giornalista americano Brad Steiger - e ho esaminato le pietre trovate a Ica. Sopra di esse gli uomini preistorici avevano disegnato degli indigeni che volavano su uno pterodattilo ed osservavano con un cannocchiale uno stegosauro, il che mi stupiva non poco, visto che ufficialmente i dinosauri si sono estinti molto prima della comparsa dell'uomo sulla Terra. E c'erano anche figure di animali bizzarri, sconosciuti, e rappresentazioni dettagliate di chirurgia moderna, come un'operazione a cuore aperto la cui conoscenza non era possibile nell'antichità; in una pietra era poi descritta nientemeno che la deriva dei continenti... Nessun uomo preistorico poteva essere al corrente di simili informazioni sia del passato che del futuro. Nelle pietre più grandi c'era tutta la mitologia e l'astronomia, basata su un calendario di tredici mesi, di un popolo vissuto 230 milioni di anni fa, nell'era Mesozoica. Questa antica popolazione discendeva da una razza extraterrestre che aveva visitato la Terra 400 milioni di anni fa. Tutto questo si ricava dallo studio delle pietre...". Per avere conferma di queste incredibili asserzioni, Cabrera ha sottoposto alcuni reperti al geologo americano Ryan Drum, che ha dichiarato: "Ho studiato le rocce a 30 e 60 ingrandimenti con uno microscopio elettronico e non ho trovato, nelle incisioni, tracce di manipolazioni. Se le pietre sono genuine , allora hanno un incredibile valore; se sono uno scherzo, per il loro numero, la mole e l'accuratezza dei dettagli dovremmo studiare antropologicamente il loro autore...". E Joseph Blumrich, un ex-esperto della NASA convinto che in passato la Terra sia stata visitata da alieni, ha commentato: "Sono rimasto profondamente impressionato da ciò che ho visto. E sono molto felice di avere trovato un'evidenza così diretta di ciò in cui credo. Non ho alcun di dubbio sull'autenticità di queste pietre". "In molte di queste pietre - ribadisce Steiger - si vedono i progenitori dell'homo sapiens, esseri prima anfibi, poi rettili ed infine mammiferi, comunque anteriore alle scimmie. Cabrera è convinto che questi esseri siano stati manipolati geneticamente da una razza proveniente dalle Plejadi, che aveva una base esplorativa su Venere. Questi alieni seguivano un ben preciso piano scientifico. Sfortunatamente le loro creature vennero annientate dallo stesso cataclisma che ha sepolto sotto tonnellate di roccia le pietre di Ica". "Ho raccolto 20.000 pietre- ha dichiarato Cabrera - ma ne esistono molte di più, almeno 50.000. É necessario che si crei una commissione di studio e che il governo peruviano istituisca un sistema di vigilanza permanente per proteggere questa ricchezza nazionale".

E SE FOSSE UNA TRUFFA COLOSSALE?

La scienza ufficiale non condivide l'entusiasmo del dottor Cabrera, ma anzi si dice sicura che le migliaia di pietre non siano nulla di più che dei falsi che gli indigeni del posto rifilano ai turisti creduloni. Federico Kauffmann Doig, uno dei più prestigiosi archeologi peruviani, ha commentato: "A livello scientifico il problema delle pietre di Ica non andrebbe neppure discusso. Mi limiterò a dire che già nel 1967 venne rintracciato uno degli autori di queste pietre: si chiama Basilio Uchuya e ha confessato di essere l'autore delle incisioni sulle pietre laviche. Non credo che l'argomento meriti più indagini di quante non ne siano state già fatte". E Viviano Domenici, responsabile delle pagine scientifiche del Corriere della Sera, ha ribadito: "Gli esseri raffigurati sulle pietre fanno cose strabilianti: trapiantano cuori, fegati e cervelli con coltellacci da cucina poco consoni al loro altissimo livello tecnologico, ma del tutto uguali a quelli che i contadini peruviani, i falsari, usano ogni giorno. La stessa incongruenza la si riscontra nelle cavezze che imbrigliano gli animali fantastici, che sono identiche a quelle dei moderni asinelli. Anche nella strumentazione astronomica gli extraterrestri di Ica rivelano poca fantasia e rimirano il cielo stellato con cannocchiali che sembrano usciti da un film di pirati. Quanto ai dinosauri e alla deriva dei continenti, queste immagini sono copiate di sana pianta dai libri di scuola...". Di diverso parere era lo studioso francese Robert Charroux che, nel 1977, commentava: " Ho esaminato le pietre false incise da Uchuya e la differenza è palese, il tratto è pesante e grossolano. Non è possibile confondere questi disegni così maldestri con le magistrali incisioni autentiche. Vorrei sapere poi come ha fatto Basilio a realizzare, dal 1960 al 1967, ben 11.000 pietre. Esiste poi una collezione analoga, in Colombia. L'archeologo dilettante Jaime Gutierrez Lega ha raccolto un centinaio di piccole pietre, la più interessante delle quali, ribattezzata il disco genetico, è larga 22 centimetri e riporta, finemente incisa, quella che Gutierrez ritiene la struttura microscopica dei geni e dei cromosomi...".

LINEE DI NAZCA, PIETRE DI ICA

Il giacimento delle pietre di Ica si trova a Sallas ed è stato messo a nudo da un terremoto. "Molte altre pietre - conferma lo studioso Yves Naud - arrivano da una zona ad una trentina di chilometri a sudovest di Ica, accanto il fiume omonimo, verso Ocucaje. Le pietre vengono perlopiù trafugate da tombe dagli indios, che le vendono a Cabrera o ai turisti. A Ocucaje non c'è famiglia contadina che non ne conservi almeno una. E sebbene gli scettici continuino a parlare di un falso, è certo che i graffiti sono noti almeno dal XVIIº secolo, come testimoniano i documenti dell'epoca. Se le pietre non hanno attirato l'attenzione degli archeologi, è perché la zona è estremamente ricca di reperti molto più preziosi ed interessanti, dai vasi Paracas alle selci lavorate. Un'eredità preistorica troppo abbondante ha reso i peruviani indifferenti alle pietre di Ica". Cabrera è convinto che i disegni di Ica siano collegati alle linee di Nazca. Sia sulle rocce di Ocucaje che nella pampa andina comparirebbero difatti i medesimi disegni. A detta di Cabrera, i tracciati andini sarebbero stati ricoperti, in passato, da un materiale sconosciuto, superconduttore e resistente alle alte temperature, che permetteva alle navi spaziali dei Plejadiani di atterrare in caduta libera senza alcun danno. Conferma a queste opinabili teorie venne nel maggio del 1975, quando il geologo Klaus Dikudt dell'Università di Lima disse di avere rintracciato, lungo le linee, " frammenti di un materiale scuro, traslucido, infrangibile, leggero ma estremamente duro, tanto da rigare il quarzo. Il materiale analizzato aveva reagito in modo anomalo a tutti gli esami, ed era rimasto intatto perfino sottoposto ad una temperatura di 4000 gradi. Non si trattava di frammenti di meteoriti. La composizione e la provenienza di questo materiale resta ignota...

LA PLACCA METALLICA DI EDMONTON

Il mistero delle pietre incise dagli "dei", o quanto meno dai loro discendenti, resta irrisolto. Sia la simbologia presente sulle pietre di Ica, vere o false che siano, sia i complessi glifi maya che circondano la lastra tombale di Palenque, solo parzialmente decifrati, sembrano ricordarci un passato remoto in cui la Terra, forse, era meta di visite da altrove. Indubbiamente è molto facile e comodo negare questa interpretazione, come frutto di un'accesa fantasia, ma negare non significa spiegare. Per questo motivo, dunque, gli enigmi di Ica e Palenque non sono mai stato risolti. Storie di pretese comunicazioni scritte o disegnate lasciate da qualcuno che, nella notte dei tempi, ha cercato di fornire una testimonianza scientifica agli uomini del futuro ricorrono ripetutamente nelle cronache documentate di questa umanità e non appartengono soltanto ad un remoto passato attorno al quale è possibile speculare senza alcun freno. Il 4 novembre 1967 Leonardo Romano, un nostro connazionale che si trovava a Edmonton, in Canada, vide dalla finestra di casa sua un globo luminoso atterrare sul campo antistante. Accanto ad una porzione di terreno erboso vistosamente bruciata, Romano trovò una minuscola lastra metallica lunga 17 centimetri e spessa solo un millimetro, coperta finemente da una serie di lettere non appartenenti ad alcun alfabeto terrestre conosciuto. Questo reperto, che qualche migliaio di anni fa sarebbe stato considerato un dono degli dei e per questo sarebbe stato ricopiato all'infinito, come le pietre di Ica, è stato ignorato, ancora una volta, dalla scienza ufficiale. E pertanto ancora una volta il mistero, forzatamente, permane.

 

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